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Bonus ristrutturazioni: la destinazione finale decide la detrazione

Una sentenza spiega quando il bonus ristrutturazioni si perde se la casa cambia uso dopo i lavori, e cosa significa per chi ristruttura nel 2026.

Il bonus ristrutturazioni non guarda solo a cosa era la tua casa prima dei lavori, ma anche a cosa diventa dopo. È questo il punto chiarito da una recente sentenza, secondo Sky TG24.

Cosa è successo

Secondo Sky TG24, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Veneto (sentenza n. 431/2026) ha confermato il recupero della detrazione da parte dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente la cui abitazione, al termine dei lavori di ristrutturazione, aveva acquisito una destinazione turistico-ricettiva.

Il punto, spiega Sky TG24, non è la scelta in sé di destinare l'immobile all'ospitalità dei turisti: è la destinazione urbanistica e funzionale della casa quando i lavori finiscono. Per avere diritto alla detrazione, gli interventi sulle singole unità immobiliari devono riguardare immobili a uso abitativo, oppure unità che acquisiscano quella destinazione proprio grazie ai lavori.

Sky TG24 riporta anche il caso opposto: la detrazione può spettare pure se l'edificio di partenza non era residenziale, a condizione che l'intervento ne preveda la trasformazione in abitazione e che questa modifica risulti formalmente dal titolo edilizio, e che a lavori conclusi l'immobile abbia davvero la destinazione residenziale richiesta. Il problema nasce quando succede il contrario: da abitazione a struttura turistico-ricettiva. In quel caso, scrive Sky TG24, rispettare i requisiti per mantenere il beneficio fiscale diventa più complicato.

Il riferimento normativo citato è l'articolo 16-bis del TUIR, che riconosce la detrazione per i lavori di recupero del patrimonio edilizio sulle unità con carattere residenziale (qualunque sia la categoria catastale, comprese quelle rurali) e sulle relative pertinenze.

Le aliquote per il 2026, secondo la stessa fonte

Sky TG24 ricorda anche i numeri in vigore. Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026 la detrazione è al 50% per l'abitazione principale e al 36% per le altre, su un massimo di 96.000 € per unità immobiliare, da recuperare in dieci quote annuali. Dal 2027 le aliquote scendono al 36% e al 30%. Restano esclusi dal bonus (dal 1° gennaio 2025) gli interventi che sostituiscono l'impianto di riscaldamento con caldaie uniche a combustibili fossili. Se l'immobile residenziale è usato anche per un'attività commerciale, artistica o professionale, la detrazione spetta a metà. Possono richiederla, oltre ai proprietari, anche titolari di diritti reali o personali di godimento, inquilini, familiari conviventi e conviventi more uxorio.

Cosa significa per chi ristruttura casa

Se stai pianificando lavori su una seconda casa o su un immobile che vuoi mettere a reddito, questa sentenza è un buon motivo per chiarire fin dall'inizio, con il tecnico che segue il progetto, quale sarà la destinazione dell'immobile a lavori conclusi: è quella, non l'uso di partenza, a contare per l'Agenzia delle Entrate.

Per chi invece ristruttura l'abitazione principale senza cambiarne la destinazione, nulla cambia: la detrazione resta quella descritta sopra. Vale la pena ricordare che il tetto di spesa e l'aliquota si applicano al costo complessivo dei lavori, quindi conoscere in anticipo l'ordine di grandezza aiuta a capire quanto resterà davvero a tuo carico.

Qualche esempio concreto, dal nostro modello di costo (ore di manodopera ai prezzi locali più materiali, confrontato con prezzi di mercato e preventivi reali):

  • Un rifacimento bagno completo costa in media 7.500 €, con un range tipico di 5.850 € – 9.750 €. Rifacimento bagno
  • Un rifacimento dell'impianto elettrico di un appartamento costa in media 7.500 €. Rifacimento impianto elettrico
  • Una nuova caldaia a condensazione costa in media 2.200 € — ricorda però che le caldaie uniche a combustibili fossili non rientrano più nel bonus. Caldaia a condensazione
  • Un cappotto termico su una casa unifamiliare costa in media 15.000 €, con un range di 11.700 € – 19.500 €. Cappotto termico

Su questi importi, l'aliquota corretta (50% o 36%, secondo l'uso dell'immobile) si traduce in un risparmio fiscale spalmato su dieci anni: utile per pianificare il flusso di cassa dei lavori, non solo per decidere se farli.

Prima di firmare un contratto con l'impresa, può valere la pena passare il preventivo al nostro strumento per capire se il prezzo richiesto è in linea con il mercato locale: un controllo rapido che aiuta a distinguere un preventivo corretto da uno fuori scala, indipendentemente da come andrà poi la partita fiscale.

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