Conto Termico 3.0, una bozza esclude gli immobili D/7 dagli incentivi
Una bozza di decreto taglia fuori i fabbricati industriali D/7 dal Conto Termico 3.0: cosa significa per chi ha una casa, non un'azienda.
Una nuova bozza di decreto ministeriale cambia le regole del Conto Termico 3.0, l'incentivo gestito dal GSE per pompe di calore, impianti ibridi, biomassa, solare termico e, in parte, fotovoltaico. Secondo Lavori Pubblici, tra le tante modifiche tecniche ce n'è una che riguarda da vicino le imprese e, indirettamente, chiunque stia valutando un intervento di efficientamento energetico: l'esclusione degli immobili con categoria catastale D/7 dall'"ambito terziario" ammesso agli incentivi.
Cosa dice la bozza
Il decreto del 7 agosto 2025 che regola il Conto Termico 3.0 definisce l'ambito terziario includendo, tra gli altri, gli immobili del gruppo catastale D, con l'unica esclusione della categoria D/9. La bozza in circolazione, riporta Lavori Pubblici, propone di aggiungere anche la D/7 all'elenco delle esclusioni, intervenendo sia nell'articolo che definisce l'ambito terziario sia nella tabella delle categorie ammissibili allegata al decreto.
La categoria D/7 identifica, per definizione catastale, "fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di un'attività industriale e non suscettibili di diversa destinazione senza radicali trasformazioni": in pratica stabilimenti produttivi e capannoni con caratteristiche tecniche specifiche. Se la modifica venisse confermata, questi immobili non potrebbero più accedere al Conto Termico, anche quando l'intervento tecnico sarebbe altrimenti ammissibile.
Lavori Pubblici sottolinea che non si tratta di un'esclusione generale delle imprese industriali, ma di un criterio legato all'immobile: un'azienda che lavora in un edificio non classificato D/7 non è toccata dalla modifica. È "una variazione del perimetro degli edifici che possono accedere al meccanismo incentivante", non una correzione terminologica, come osserva la testata.
Un punto rimane aperto: secondo l'articolo citato da Lavori Pubblici, il nuovo decreto entrerebbe in vigore il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e la bozza non prevede una disciplina transitoria specifica per gli immobili D/7 già coinvolti in richieste di incentivo in corso. Ricordiamo che si tratta ancora di una bozza: le disposizioni descritte potrebbero cambiare prima di un'eventuale approvazione definitiva.
Cosa significa per chi possiede una casa
Per la stragrande maggioranza delle famiglie questa specifica modifica non cambia nulla: un'abitazione privata non è mai classificata D/7, quella categoria riguarda capannoni e stabilimenti industriali. Il Conto Termico 3.0 per i privati resta impostato come oggi: un contributo diretto erogato dal GSE, non una detrazione fiscale, che può arrivare fino al 65% della spesa per pompe di calore, sistemi ibridi, biomassa e solare termico, al 40% per isolamento e infissi e al 20% per il fotovoltaico abbinato a questi interventi, con un ulteriore 10% se i componenti sono prodotti nell'Unione Europea. Sotto i 15.000 € il contributo viene liquidato in un'unica rata.
Vale però la pena ricordarlo proprio per questo: la vicenda mostra quanto le regole del Conto Termico possano essere modificate con un decreto che entra in vigore subito, e quanto sia importante verificare l'ammissibilità di un intervento prima di considerare l'incentivo tra le fonti di copertura della spesa, soprattutto se il progetto riguarda un immobile non residenziale.
Cosa cambia nei costi dei lavori
Gli incentivi non modificano i prezzi di cantiere, ma il costo netto che resta a tuo carico. Una Pompa di calore costa in genere 8.600 € – 14.300 € IVA inclusa, con una spesa tipica di 11.000 €: con il contributo Conto Termico la spesa effettiva scende sensibilmente, a differenza di una caldaia a condensazione a gas, che oggi è esclusa sia da Ecobonus sia dal bonus ristrutturazioni per le spese 2025-2027 (una Caldaia a condensazione resta comunque fattibile a 2.200 €, ma senza questi due incentivi).
Per chi punta sull'isolamento, un Cappotto termico tipico costa 15.000 €, mentre la sostituzione degli infissi con nuovi serramenti si attesta sui 4.800 €: entrambi gli interventi restano nel perimetro del 40% Conto Termico per i privati. Resta inoltre valido, in alternativa o in aggiunta, il bonus ristrutturazioni al 50% sulla prima casa (36% sulle altre), con tetto di spesa di 96.000 € e recupero in 10 anni, destinato a scendere al 36% e al 30% dal 2027.
Prima di firmare un preventivo che include un incentivo tra le voci di copertura, verifica sempre che l'intervento e l'immobile rientrino nei requisiti in vigore al momento della richiesta, e usa il nostro strumento "è il mio preventivo giusto" per controllare che il prezzo sia in linea con il mercato locale.